• apr

    03

    2019
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SAN PAOLO, UNO DI NOI. Sulle orme dell’apostolo delle Genti per un trekking urbano da percorrere con i piedi e con il cuore

SAN PAOLO, UNO DI NOI. Sulle orme dell’apostolo delle Genti per un trekking urbano da percorrere con i piedi e con il cuore

Perielthontes katentesamen eis Rhegion.”, Così ricorda la pietra del pronao della nostra bella cattedrale neoeclettica… “Salpati da qui, giungemmo a Reggio”. Il versetto degli Atti degli apostoli - che ci ricorda più della leggenda della colonna in fiamme che la nostra chiesa locale poggia su solide basi bibliche - ha fatto da guida al cammino di San Paolo che la nostra comunità, insieme a fratelli di altre comunità Masci cittadine ha compito domenica 31 marzo. Una giornata ricchissima di spunti interessanti che per limiti di spazio e di tempo potremo solo descrivere nelle sue linee generali.

In una bella ma ancora fredda giornata primaverile, i nostri intrepidi eroi si sono sottratti al richiamo suadente delle coperte domestiche per seguire quello obiettivamente meno suadente di Maria Grazia che ci invitava di buon mattino di fronte a una delle più belle chiese della città: il santuario di San Paolo alla rotonda. E’ qui che ha avuto inizio il percorso che si è snodato lungo il centro storico fino alla Collina di Pentimele sotto la guida spirituale di padre Carmelo.

Prima tappa al tesoro custodito al palazzo della Cultura con la collezione di mons. Gangemi originariamente custodito nel piccolo museo annesso al Santuario. Grazie all’interessamento di Annamaria l’attuale struttura museale che da qualche anno ospita icone, argenti, avori, manoscritti e dipinti preziosissimi è stata aperta apposta per noi, dandoci la possibilità di contemplare oggetti ed espressioni di fede unici al mondo risalenti ai secoli passati.

Soffermandoci di fronte alle teche o guardando i quadretti lignei appesi alle pareti provenienti dalla Grecia o dalla Russia si ha chiara la percezione di trovarsi di fronte a un miracolo che monsignor Francesco Gangemi ha saputo compiere non certo per arricchire sé stesso ma la comunità di fedeli della nostra città. Testimonianze di storie locali e opere provenienti da paesi lontanissimi si intrecciano parlando di un’unica fede. Spicca su tutti l’antichissimo dipinto di San Michele Arcangelo attualmente in fase di restauro. Risulta privo del viso perché durante una delle tante incursioni dei turchi del 1500 fu preso a colpi d’ascia. Sorte comune a tante immagini sacre custodite nelle chiese cittadine. “Da qui – ha spiegato la guida – il noto proverbio ‘ndi ficimu comu i santi i riggiu”.

Ma procediamo oltre e arriviamo alla seconda tappa: la Cattedrale. Qui ad accoglierci abbiamo trovato Lucia Lojacono, direttrice del Museo Diocesano. Anche qui, bisogna sottolineare la disponibilità domenicale di una professionista dell’arte. Non è stato scontato anche se è stato… gratuito. Lucia ci ha atteso sul sagrato e poi ci ha introdotto nelle peculiarità della Cattedrale costruita dopo il terremoto. Altri tesori, altra arte, altra testimonianza di fede. Come il reperto di pietra custodito al termine della navata destra e conosciuto come la colonna di San Paolo. Secondo tradizione, la pietra avrebbe preso fuoco durante la permanenza dell’apostolo delle genti a Reggio consentendogli di predicare ben oltre la durata della fiamma di una lampada come consentitogli dalle guardie che lo scortavano in catene.

Questo evento è stato ben contestualizzato da padre Carmelo: “A chi parlò San Paolo? E’ probabile che ad accoglierlo trovò una comunità di ebreo cristiani che già avevano conosciuto la parola di Cristo e che vivevano nella diaspora del Mediterraneo di cui Reggio, all’epoca centro fiorente dell’impero, rappresentava un riferimento importantissimo”. Una fede che grazie al passaggio di San Paolo e all’unzione di Santo Stefano da Nicea come primo vescovo della chiesa reggina, si afferma e si consolida.

Dopo una sana e apprezzata colazione al bar (dove NON sostò San Paolo) il gruppo si è spostato al monumento di San Paolo sul lungomare dove Padre Carmelo ha tenuto una delle sue catechesi. Forte l’invito da parte sua a rivalutare la figura di un altro Santo piuttosto trascurato nella chiesa cattolica: San Giorgio. “La comunità di fedeli reggina dovrebbe sollecitare una maggiore attenzione al culto del Santo Cavaliere che uccide il drago. La città, quotidianamente colpita dalla ‘ndrangheta, dovrebbe avere in lui un punto fermo di fede e chiedere al Vescovo e che alla sua festa venga data l’importanza che oggi non ha”.

Via poi alla volta della collina di Pentimele che i camminatori hanno aggredito lungo un sentiero tanto faticoso quanto suggestivo, il Sentiero Italia. Salendo lungo la pista lo sguardo si è aperto sull’intera costa e sulla città sottostante, ripagando della fatica della salita. Il cammino si è poi concluso alla base del monumento a San Paolo. La piazzola con il tronco di colonna su cui è poggiata la statua bronzea che nell’idea visionaria di un grande uomo, non reggino, il sindaco Giuseppe Reale doveva diventare un punto di riferimento luminoso per lo Stretto di Messina. Adesso è poggiata a terra in quella perenne provvisorietà che contraddistingue tante opere pubbliche cittadine, in attesa che qualcuno si svegli e porti a termine il lavoro.

Lo spazio intorno, ripulito da rifiuti di ogni tipo (e quando dico di ogni tipo, intendo “di ogni tipo”…) è diventato spazio sacro per la messa prima e profano per il pranzo dopo, per una celebrazione intensa (almeno tre sono state le prediche di padre Carmelo) e per un altrettanto sentito momento conviviale.

Ha concluso la giornata l’intervento di Daniele Fortuna con un ulteriore approfondimento su San Paolo. Dopodiché felici per la bella esperienza di cammino e di condivisione, gli scout adulti delle comunità Masci partecipanti sono ridiscesi al piano e alle loro faccende domenicali arricchiti dagli spunti di un bellissimo trekking urbano.

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